Collegio Nazareno Roma




Il Museo Mineralogico

Il museo mineralogico venne fondato su iniziativa del lucchese Giovan Vincenzo Petrini, nato nel 1725; scolopio dall’età di sedici anni, studioso di matematica e scienze naturalistiche, istituì un “Gabinetto” mineralogico sull’esempio “sì luminoso” del Museo Pio Clementino, fondato da Clemente XIV e da Pio VI, che si trova in Vaticano. Vi fece confluire anche la raccolta petrografica realizzata dal confratello Scipione Breislak, nativo di Roma nel 1748, che da ragazzo, accompagnando il padre nei viaggi come esattore delle tasse per conto della Curia Pontificia, aveva cominciato a collezionare minerali provenienti dai vulcani del Lazio e della Campania e che poi diventò cattedratico a Milano.

Gian Vincenzo Petrini fu tre volte rettore del Collegio Nazareno, dal 1775 al 1784, poi diventò Assistente del P. Generale Stefano Quadri. Già precedentemente la sua opera si era meritata l’apprezzamento da parte dell’imperatore Giuseppe II che, su incarico della madre, era venuto a Roma per convincere i cardinali ad eleggere un papa che abolisse l’Ordine dei gesuiti. In tale occasione, il 24 marzo del 1769, egli visitò il Collegio; per passione personale apprezzò le collezioni e l’opera di riordino in corso. Il 14 giugno del 1785 il P. Petrini si vide recapitare inaspettatamente alcune casse contenenti minerali preziosi dall’Austria e dall’Ungheria, come regalo dell’imperatore a ricordo della sua visita. Alcuni campioni sono ancora qui conservati con la etichetta originale. Alcune schede risalgono invece alla risistemazione operata da Adolfo Brattina. Del dono il Petrini fece apposita pubblicazione a stampa Zempel nel 1794. Del museo aveva già prodotto una memoria a stampa dal titolo “Istitutiones Regni Mineralis sistens eorum seriem. Ad usum Collegii Nazareni”, di cui aveva fatto dono all’imperatore in occasione della sua visita; negli anni 1791/92 ne pubblicò una descrizione in due volumi, editi da Lazzarini.

Nel 1794 la fama del Petrini, in particolare l’apprezzamento del cardinal Borgia, gli valse una targa onorifica e un busto in marmo attribuito al Canova. La collocazione attuale del busto nell’aula Giulio Cesare che pure ospitava il Museo fino al secolo scorso è sicuramente posteriore, come si evince dalla fotografia antica in nostro possesso.

Nel 1796 il Museo si arricchisce di altre donazioni, stavolta grazie al Papa Pio VI, che aveva visitato il museo del Collegio il 6 ottobre, ricevuto dal solo Petrini, in quanto gli altri erano in villeggiatura ad Albano. Della visita rimane memoria nella iscrizione sopra l’ingresso dell’aula Giulio Cesare.

Negli anni successivi la fortuna del Petrini conobbe fasi alterne, a causa della sua simpatia per le idee libertarie di provenienza francese (26/11/1798: “[…] il tribuno Petrini fugge a piedi da Porta del Popolo per timore dei Napoletani […]”). Ne fece ammenda prima di morire a Lucca il 15 dicembre 1814, anche se una certa acrimonia restò nella valutazione della sua figura.

Gli altri più importanti scienziati che lavorarono al museo furono P.Bartolomeo Gandolfi, poi cattedratico di filosofia sperimentale all’Università di Roma, e soprattutto P.Carlo Giuseppe Gismondi, discepolo prediletto di Petrini, che scrisse un trattato di mineralogia con lui e che ebbe l’onore di fondare la cattedra di Mineralogia della Sapienza.

Padre Gismondi ricevette l’imperatore Francesco e la consorte (in qualità di Assistente Generale) il 4 giugno 1819 nella visita al Collegio e al Museo.

Precedentemente anche il Papa Pio VII aveva visitato più volte il Collegio e il Museo e di una di queste visite (quella del 10 dicembre 1802) ne rimane memoria sullo scalone.

Padre Gismondi insegnò anche all’Università di Napoli dove fondò un Museo mineralogico organizzato come quello del Collegio Nazareno. A lui è dedicata la gismondina (silicato alluminoso idrato con alcali e calce), illustrata in una memoria letta all’Accademia dei Lincei il 22 agosto 1816 (Biblioteca Italiana, tomo V 1817 p.301). Nella vetrina in fondo della sala del Museo attuale si può osservare una collezione di marmi, metà della collezione personale di P. Gismondi; l’altra metà non ci è pervenuta.

Dopo la sua morte sopraggiunta nel 1824, il Museo mineralogico rimase per qualche tempo al centro dell’interesse culturale tanto da meritare un sonetto celebrativo ad opera dell’accademico Giovanni Ottaviani nelle celebrazioni del secondo centenario del Collegio celebrato il 13 settembre 1830 nell’Accademia degli Incolti.

Verso la fine del XIX secolo il museo venne curato da Padre Adolfo Brattina, che ne divenne direttore nel 1885. A lui si devono le opere di riordino e documentazione scritta, oltre all’arricchimento della collezione di strumenti scientifici. Purtroppo la sua opera venne lasciata incompiuta a causa del trasferimento nella Provincia Toscana dei Padri Scolopi intercorso nel 1891. Il suo lavoro continuò in quella sede fino alla morte nel 1935. La sua figura di scienziato si colloca perciò al termine della fortuna del Museo mineralogico: cambi di sede e dispersione di documenti ne appannarono la fama nei decenni successivi fino al riordino iniziato dal Gruppo Mineralogico Romano nel 1985. Il museo è stato riaperto nel 1997 nelle sale della palazzina in fondo al cortile cui si accede dalla porta a sinistra della fontana. La visita del Museo è possibile contattando il custode per appuntamento o utilizzando i recapiti del Gruppo Mineralogico Romano.

Il Museo Mineralogico oggi

        
     





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